Cose che i gourmet digitali detestano

cose che i gourmet detestano

Esigenti e tendenzialmente criticoni, noi gourmet non siamo certamente persone facili. E il tutto si complica quando oltre a essere gourmet siamo anche digitali (ti avviso, siamo sempre più numerosi).

Siamo dei rompiscatole e sogniamo un mondo dove la vanillina non esiste e tutti i menu sono facilmente consultabili online.
Visto che siamo una razza in rapida espansione e conoscerci è meglio che evitarci, ho pensato di raccogliere qui alcune cose che i gourmet non sopportano.
Non ci sono verità assolute, in questa raccolta trovi però il frutto di tanto ascolto fatto nel mondo dei buongustai.

Conoscici e sopportaci, sappiamo anche essere autoironici!

ELENCO NON ESAUSTIVO (E NON ASSOLUTO) DI COSE CHE IL GOURMET DIGITALE DETESTA

1. La panna con il pesce

A parte rare eccezioni il pesce e la panna non possono stare nello stesso piatto. Un esempio? No alle penne scampi e panna (si salvi chi può), sì al clam chowder (la tipica zuppa di pesce e vongole del New England).

2. Non trovare il menu dei ristoranti sul sito

Una caratteristica comune ai gourmet digitali è la consapevolezza. Noi vogliamo essere informati sui piatti che proponi, se hai variato il menu rispetto al mese scorso, se trovo ancora quegli spaghetti con estratto di cavolo nero e bagna cauda che mi hanno rubato il cuore. Se hai dei dubbi sul mettere online il menu, spero che ti convincerai leggendo questa mia newsletter di qualche mese fa.

3. Vedere un bicchiere di vino tenuto nel modo sbagliato

Non ho numeri a disposizione, ma direi che quasi tutto il popolo gourmet ha fatto almeno un corso di avvicinamento del vino o ha un amico che lo ha indottrinato. E una delle prime cose che si impara è che il bicchiere si tiene dalla base o dallo stelo e mai dalla pancia. In questo modo il calore della mano non altererà la temperatura del vino (che ahimè, è spesso già sbagliata in partenza).

4. Gli antipasti serviti tutti nello stesso piatto

Può sembrare snob, ma ci sono diverse ragioni pratiche per cui non ci piace quando al ristorante ci servono gli antipasti tutti nello stesso piatto.
Per esempio non è chiaro qual è l’ordine con cui vanno mangiati (perché li hai pensati con un ordine, vero?) e soprattutto l’intingolo di una pietanza può contaminare un’altra, compromettendo ogni assaggio. Ovvio che questa regola non vale sempre: il tagliere di salumi va, per sua natura, servito tutto insieme (però anche in questo caso ci sarebbe da dire qualcosa se sopra le pregiate fette di Prosciutto Bazzone mi appoggi i carciofini, buonissimi, fatti in casa).

5. I cocktail (o i dolci) serviti nei barattoli delle conserve

Nella speranza di essere più instagrammabili negli ultimi anni s’è perso il conto dei locali che hanno iniziato a servire cocktail e cibo nei vasetti delle conserve. È una moda che finirà, vero?

6. La vanillina

Il palato del gourmet la riconosce subito con quel sentore finto e sbiadito rispetto alla vera vaniglia in bacca. Per noi esiste solo una verità: la vanillina non dovrebbe proprio esistere.

7. Il dado

Argomento sempre caldo tra i buongustai. Solo a pronunciare il dado invano, si crea un’aria di tensione tra i commensali. Il dado non si compra, al limite si autoproduce. Troppo sbattimento? Un po’ sì, ma onestamente nella quotidianità se ne può fare a meno.

8. Il vino servito alla temperatura sbagliata

Il vino è un prodotto incredibile, frutto del territorio e della sapienza dell’uomo che l’ha coltivato e vinificato. È un prodotto altamente sensibile che necessita di cure anche nel servizio: non puoi servirmi un Franciacorta e un Valtellina Superiore alla stessa temperatura. Così fai del male al vino (e anche a me che lo bevo).

9. Quando il cameriere non sa dare informazioni sui piatti

Gli gnocchi in menu sono fatti in casa o del pastificio? Nel brodetto di pesce c’è il pomodoro? Un gourmet non si accontenta di leggere il menu, vuole sapere tutto.

10. Non trovare un sito, un’email o un profilo social di un locale

Ti parlano di un locale, vorresti prenotare ma niente, online non riesci a trovarlo. Nella maggior parte dei casi il ristorante in questione non ha un sito, non ha un’email o se ha un profilo social ha un nome talmente comune da non riuscire a riconoscerlo nel mucchio. Lo so che è più importante come cucini da come comunichi, ma perché non fare bene entrambe le cose?

11. I menu di 10 pagine

Peggio ancora se sporchi e messi nelle buste trasparenti del raccoglitore. Un menu lungo ci fa subito pensare a ingredienti non freschi e a una scarsa attenzione all’esecuzione dei piatti. Less is more.

12. I bar che servono primi e secondi

Se non hai una cucina non dovresti proporre piatti che per loro natura necessitano di fornelli. Vendere pasta al ragù o lasagne precotte e riscaldate al microonde è inclassificabile.

13. Il cestino del pane trascurato

Trovare un cestino del pane curato, e per curato intendo con pane veramente buono, è una rarità. Il pane fa parte dell’esperienza di una cena e a noi gourmet piace, eccome se piace. Basta panini che sembrano del giorno prima o pagnotte con chiaro sentore di lievito di birra.

 

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