EuroIA 2020, che cosa ho imparato

EuroIA

EuroIA è la conferenza europea di architettura dell’informazione, un evento con talk e workshop che richiama persone del settore da tutto il mondo.
È un momento prezioso di crescita, di confronto e di incontro con professionisti e professioniste dell’architettura dell’informazione e dello user experience design.

Quest’anno la conferenza si sarebbe dovuta svolgere a Berlino ma data la situazione globale, si è tenuta online su Hopin.

È stata la mia prima esperienza a EuroIA e mi faceva piacere condividere dei valori, concetti e nozioni che sono emersi da alcuni dei talk di questa edizione. Tutti i talk che ho seguito meriterebbero una menzione, ma ho scelto di parlare di quelli che trattano di più quei temi che sento a me vicini e che userò come titoli per raggrupparli.

[piccolo disclaimer: quando scrivo IA intendo ‘information architecture’]

Inclusività e diversità

  • • Il talk di Adeola Enigbokan – “Relationship Design and the Shadow Client”

Adeola Enigbokan ci ha parlato di relationship design partendo da una considerazione: non c’è informazione senza ideologia. Viviamo in un mondo fatto da tante shared reality o bolle, realtà fatte da informazioni e ideologie dove ognuno di noi interpreta le informazioni in base al proprio modo di pensare e alle nostre credenze (belief system).
Questa consapevolezza deve far riflettere noi designer perché ogni volta che progettiamo qualcosa contribuiamo a dare forma a queste bolle di realtà condivisa.
Il relationship design ha lo scopo di creare dei ponti tra le diverse realtà e in questo processo dovremmo fare attenzione a quello che Adeola definisce shadow client, quel profilo che rimane nell’ombra della nostra progettazione e viene escluso dalla nostra ricerca perché appartiene a shared reality diverse o ha intenti che non abbiamo considerato. Un esempio è quello di Airbnb che all’inizio non aveva preso in considerazione la shadow del razzismo nel proprio design. Ne parlo meglio nella mia ultima newsletter.

  • • Il talk di Clementina Gentile – H.O.P.E. : the skill set of the designer of the future

Può la poesia aiutarci a diventare dei designer migliori e più fiduciosi nel futuro?
Secondo Clementina sì, perché la poesia ci insegna questi quattro principi:
Hindrance, Openness, Polyphony, Elegance, le cui iniziali vanno a comporre l’acronimo HOPE.

  • Hindrance (impedimento, ostacolo) perché la poesia è faticosa per chi la scrive e per chi la legge.
    Come designer ci hanno insegnato che il nostro scopo nel processo di design è rimuovere gli ostacoli, permettere alle persone di compiere azioni facilmente.
    A volte però ci sono situazioni in cui è necessario aggiungere frizioni e portare le persone a pensare e riflettere su cosa stanno facendo.
    Un esempio è iWatch Texas, un’app creata per segnalare persone sospette e potenziali criminali. Purtroppo spesso è stata usata per segnalare in modo casuale persone nere del proprio vicinato. I designer hanno notato questa tendenza e hanno reso il form di segnalazione più lungo e complicato obbligando i segnalatori a fornire più dettagli possibili.
  • Opennes (apertura), perché la poesia può essere interpretata in modi molto diversi.
    Come possiamo applicare questo principio ai prodotti che progettiamo?
    Alcuni consigli che ha dato Clementina: pensare a più scenari possibili e non solo a quello migliore (per esempio Siri all’inizio rispondeva in modo scherzoso anche a richieste di aiuto molto serie, come quelle di vittime di violenze sessuali); pensare ai diversi mindset e intenti, che durante la vita di una stessa persona possono cambiare.
    A volte la “chiusura” dei prodotti deriva dal processo di design stesso: le personas sono molto statiche, perché non rappresentano bene i cambiamenti e le evoluzioni delle persone. Un modo per ovviare a questo è sostituire le personas con i mindsets, uno strumento creato da Chiara Lino e Giulia Bazoli.
  • Polyphony (polifonia), in poesia è la capacità di combinare voci diverse.
    Viviamo in un mondo che ha un modo di presentare le informazioni molto polarizzato e come designer dobbiamo preoccuparcene. Come possiamo aggiungere polifonia ai nostri prodotti?
    La polifonia nel design si può applicare a obiettivi, prospettive, persone.
    Due tool che ci possono aiutare nella fase di ricerca in questo senso sono l’Inclusive panda e le paradox cards.
  • Elegance (eleganza) viene dal latino eligere che indica l’atto di scegliere.
    Nelle scelte ci sono dei principi che ci guidano. In ingegneria una soluzione elegante è una soluzione che risolve in una volta più problemi, spesso non considerati interconnessi. Quante volte nel processo di design ci si concentra su un solo problema, o quante volte il criterio delle nostre scelte è dettato solo da obiettivi di business, come conversion, engagement, growth. Ma se aggiungessimo altri criteri come equality, inclusion, sustainability, quanta eleganza aggiungeremmo ai nostri prodotti?

Design career e leadership

  • • Il talk di Peter Boersma “From Konami Code to Peter Principle – Leadership responsibilities”

Il Konami code è un cheat code di alcuni videogiochi, cioè un codice che permette di barare e ottenere dei power-up, delle funzionalità superiori che di solito si ottengono gradualmente nel corso del gioco.
Peter Boersma in questo talk si ispira al Konami Code per parlare della sua carriera nel design e dare preziosi consigli su come essere dei leader migliori. Può sembrare un talk diretto ai più esperti, ma io l’ho trovato prezioso anche per chi come me lavora da diversi anni ma si trova solo all’inizio della propria carriera come designer e sta sperimentando delle difficoltà.

    Alcuni insegnamenti e informazioni che voglio ricordarmi:
  • – Per essere un buon design lead non devi essere per forza un designer. È più importante sfidare lo status quo, creare connessioni, evangelizzare.
  • – Cambiando più lavori si guadagnano più verticalità e più competenze generali e questo si traduce in maggiori capacità di esprimere le proprie idee, di relazionarsi meglio con altre persone e evangelizzarle (e quindi diventare leader migliori)
  • – 53% dei designer che entrano nel mondo del lavoro sono donne ma solo l’11% arriva a ruoli manageriali. E questo è legato a diversi pregiudizi, come affinity bias (“le donne non sono come i leader maschi”), prove-it-again bias (“non mi hai convinto, me lo fai rivedere?”), maternity bias e, purtroppo, molto altro ancora;
  • – Il test di Peter per verificare il tuo livello di leadership: ‘any room that you enter should have more certainty and a firmer plan by the time that you leave it’
  • • Il talk di Peter Merholz – “IA is way more than UX – Applying information architecture to organization design”

Peter Merholz ha scritto un libro su come costruire e gestire un team di designer “Org Design for Design Orgs”, il cui sottotitolo potrebbe essere “information architecture applied to organization design”. Ci sono molte informazioni che non sono strettamente legate alla User Experience ma che possono beneficiare delle pratiche di IA.

L’architettura dell’informazione può aiutare a comprendere quanto le persone siano più forti in certe skill piuttosto che in altre.

    Peter ha creato una sorta di skill taxonomy :
  • – Le principali, Core digital design skills: ux research, information architecture, interaction design, visual design, writing, service design, prototyping, front-end development
  • – Le interpersonali, Interpersonal skills: comunicazione, facilitazione, leadership, ecc.
  • – Le strategiche, Strategy skills: empatia, pianificazione, ecc

  • Una sfida dell’architettura dell’informazione nelle aziende riguarda i job title.
    Spesso in una stessa azienda con team di design diversi, Peter ha notato che ogni gruppo sviluppa un proprio linguaggio e chiama con nomi diversi ruoli che in realtà sono identici. Questo problema – mi permetto di aggiungere – è ancora più grave a livello generale nel settore, per lo meno in Italia, dove si usano job title spesso in modo arbitrario senza conoscere le vere mansioni e competenze previste per quel ruolo. Non dovrebbe essere una nostra responsabilità, come architetti dell’informazione, definire l’ontologia dei ruoli che ci spettano e creare maggiore consapevolezza nelle aziende?

IA e contenuti

• Il talk di Koen Peters “Priority guides, Page tables, OOUX, the Core model…? A practical guide to prioritizing content”

Questo talk è stato molto utile per esplorare i modelli che aiutano l’architettura dell’informazione a progettare contenuti e capire che cosa è meglio usare a seconda delle situazioni.
Core model, container model, page tables, page description diagrams, OOUX (object-oriented UX), priority guides, content spreadsheets: sono tutti modelli che aiutano a progettare il contenuto giusto nel posto giusto.

    Alcuni insegnamenti:
  • – partire sempre dalle domande giuste: mi serve uno strumento workshop-friendly che mi permetta di collaborare con i clienti? Ho già una struttura di partenza? Ho bisogno di coinvolgere chi scriverà i contenuti?
  • – l’importanza di concentrarsi sui contenuti, piuttosto che sui wireframe (“skip the wireframe, focus on content”)

Note sull’evento online

Partecipare a EuroIA 2020 è stata un’esperienza ricca e formativa. Come in altri eventi online a cui ho partecipato quest’anno, ho sentito la mancanza di quella ricchezza relazionale che si viene a creare offline.

Tuttavia ho osservato in questo evento online in particolare alcune dinamiche positive:

  • – Durante i talk c’era sempre molta interazione in chat: si conversava, molti aggiungevano le proprie esperienze e condividevano preziose risorse. Questo comportamento dal mio punto di vista ha diversi risvolti positivi: anche se da un lato porta a distrarsi un po’ di più, permette di ampliare l’argomento e creare più connessioni e consente a tutti di unirsi alla conversazione.
  • – Al workshop a cui ho partecipato – sulle tassonomie con Heather Hedden – c’erano molte persone dagli Stati Uniti e dal Sud America. Forse è una supposizione sbagliata, ma mi chiedo quanti di loro sarebbero riusciti a partecipare a Berlino. È stato bello, anche se non i limiti dell’online, entrare in contatto con persone diverse con esperienze molto diverse.

All’anno prossimo EuroIA, magari in un’edizione mista onlife!

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