La sostenibilità umana

Uova allevate all’aperto, o meglio ancora biologiche, frutta e verdura coltivate dal contadino senza pesticidi, carne (poca perché fa male) e soprattutto bianca, ma anche qui la scelta va verso polli ruspanti che scorrazzano all’aperto. C’è sempre più attenzione verso l’ambiente (che va preservato), gli animali (che devono avere una vita dignitosa) e io sono la prima a cercare di fare queste scelte nella mia spesa quotidiana.

Negli ultimi mesi però ho riflettuto molto sulla sostenibilità, sempre più diffusa verso l’ambiente e il mondo animale, e di come a volte ci si dimentichi di quella verso l’uomo.

Il lavoro sostenibile

Da quando lavoro e ancor di più da quando sono freelance mi accorgo sempre di più quanto il concetto di sostenibilità umana dovrebbe riguardare tutti.
Persone che vogliono pagare il tuo lavoro due lire, persone che se ne approfittano e che al prezzo di 100 vogliono l’impossibile, persone che ti promettono qualcosa verbalmente, come il rinnovo di un contratto, e alle 19.30 dell’ultimo giorno di lavoro ti avvisano “no, scusa mi sono sbagliato. Il contratto non può essere rinnovato”.

Che cosa significa per me sostenibilità umana?

Significa:
– pagare adeguatamente le persone, perché riescano a condurre una vita dignitosa
– avere rispetto delle persone con cui si lavora, del loro tempo e della loro vita
– essere di parola, fare quello che si dice e se si manca una promessa, dispiacersi e fare il possibile per rimediare
– essere umani, ricordarsi che siamo persone e abbiamo a che fare con persone

Consapevolezza e sviluppo

La sostenibilità umana è strettamente legata a due concetti chiave: la consapevolezza e lo sviluppo.
Se una pesca biologica costa almeno 3€ al chilo è perché l’agricoltura di questo tipo prevede una produzione più limitata e una coltivazione più impegnativa: per esempio sono necessari più passaggi in campo perché gli agrofarmaci consentiti in biologica dopo una pioggia vanno riapplicati. Se siamo consapevoli di questo non ci lamenteremo del loro costo elevato, soprattutto perché il biologico ci fa meglio e inquina meno.

In modo analogo anche per le persone funziona allo stesso modo. La consapevolezza ci permette di fare scelte più responsabili e che portino a uno sviluppo delle persone, e quindi della società.

I risvolti positivi

Rispettare le persone e il loro lavoro non è solo un’azione moralmente giusta, ma ha effettivamente dei riscontri positivi:
– Creare rapporti umani migliori con i propri collaboratori/clienti/fornitori ci permette di rafforzare la fiducia reciproca e di avere concretamente delle persone su cui contare anche nei momenti di difficoltà (se ne parla in questo articolo, che ho citato anche in questa mia newsletter).
– Se le persone guadagnano in modo equo, spenderanno di più e più volentieri. Tutto questo “fa girare l’economia” e crea sviluppo. Finché si ragiona al ribasso, invece, questo non è possibile.

Eh, mi piacerebbe farlo ma non me lo posso permettere

L’obiezione più frequente è sempre legata ai soldi “ah, se li avessi te li darei”. Certo, ognuno deve fare i conti con le proprie finanze, ma spesso è più una questione di scelta che di euri.
Poi la sostenibilità di cui parlo non è solo legata alla retribuzione, ma proprio al rispetto di una persona, come lavoratore e come essere umano. Qualche mese fa leggevo su Millionaire la storia di un ragazzo la cui azienda di famiglia coltiva angurie. Questo frutto al contadino nel 2017 veniva pagato 0,03€ al chilo, un prezzo per loro non sostenibile perché l’anguria gli costava a loro stessi 0,40€/chilo. Per valorizzare il suo prodotto il proprietario ha pensato di iniziare a vendere lui stesso la sua anguria a fette con un’apecar, vendendo in questo modo le angurie a 3€ al chilo.
Forse non tutti possiamo fare come lui, però possiamo provare ogni giorno a difendere un pezzo per volta la nostra sostenibilità umana.

 

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